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La devitalizzazione o terapia canalare, è un trattamento mirato a riparare e salvare un dente gravemente danneggiato da un processo batterico che molti conoscono con il termine di “carie dentale”.

Quando questi batteri arrivano al nervo, il paziente riferisce un dolore molto intenso di tipo pulsante. Questa fase  viene definita “pulpite” termine che indica un ‘infiammazione della polpa del dente.

La comparsa di questo sintomo, induce il paziente a recarsi con urgenza dal dentista, in quanto non vi è alcun trattamento antinfiammatorio in grado di portare un sollievo duraturo allo stesso.

Una volta in studio, il clinico, dopo un esame obiettivo della bocca del  paziente,   procede con un’analisi radiologica endorale di tipo periapicale che gli permette di valutare l’entità della carie, la forma e lunghezze delle radici del dente.

 

 La devitalizzazione

A questo punto si procede con un’anestesia locoregionale della zona da trattare   che ha lo scopo di NON far sentire alcun dolore al paziente durante tutte le manovre operative.

Dopo un’attesa di circa 5-10 minuti, tempo di azione dell’anestetico; al paziente viene posizionato un foglio detto “diga di gomma” che ha lo scopo di isolare il dente dal resto della bocca e di garantire una protezione per il paziente ed una corretta sterilizzazione durante tutto il trattamento per il clinico.

Questa barriera risulta fondamentale per garantire il successo terapeutico di tutta la devitalizzazione.

E’ importante chiarire che il tempo necessario per effettuare una corretta terapia canalare, dipende dal dente da trattare e di conseguenza dal numero di nervi contenuti nella sua componente radicolare. Una cura canalare di un incisivo centrale, costituito da un solo nervo, è molto più breve di una devitalizzazione di un molare, che può contenere da 3 fino ad un massimo di 5 nervi.

I passaggi operativi prevedono una rimozione di tutta la carie e di tutto il nervo che si trova all’interno delle radici dei denti. I canali pulpari vengono allargati (procedimento clinico detto di “sagomatura”) tramite l’impiego di particolari strumenti meccanici accompagnato dall’utilizzo di liquidi disinfettanti  che hanno lo scopo fondamentale di detergere tutto il canale radicolare con tutto il suo sistema di piccoli canali detti “tubuli dentinali”.

Una volta terminato il processo di sagomatura radicolare,  il canale radicolare deterso viene otturato con materiale termoplastico caldo definito “guttaperca”.

Questo passaggio è conclusivo della devitalizzazione e risulta fondamentale per garantire il mantenimento a lungo termine della salute del dente perché ha la funzione di rendere indisponibile uno spazio vuoto alla ricolonizzazione batterica.

Al termine di tutta la fase procedurale, viene eseguita una nuova radiografia endorale che permetterà di valutare il successo di tutto il trattamento.

Si può concludere affermando che tale procedura clinica, se eseguita correttamente rispettando tutti i passaggi brevemente analizzati in questo articolo, permette il mantenimento del dente naturale in maniera predicibile.

 

Drssa FA Muzzarelli Odontoiatra